I TRE ANZIANI

 

Sudan Meridionale ai margini della guerra civile. Tre anziani pastori fermi nell’assolato meriggio. Tre differenti età. Riposano avvolti nei loro panni.

Attendono come ogni giorno che la canicola si quieti. Hanno camminato nelle prime ore del mattino quando l’aria è talvolta mite, se il vento dalle montagne manda un respiro. Fermi, immobili come statue assolate, scoprono il tempo naturale dell’uomo, non il tempo tachicardico della modernità arrivista. Tre sguardi differenti, in differenti direzioni. Le mani callose, i volti bruciati dal sole. A piedi percorrono kilometri in cerca di erba e acqua per gli armenti. Portano calzari sottili, leggeri, per non faticare, tanto la

loro pelle è scorza di radice e sopporta il suolo petroso.

Attesa del mondo nelle semplici riflessioni. Sono fuggiti dal Darfur hanno visto l’orribile crudeltà della guerra civile.

Non si conoscevano.

Si sono trovati per caso ai margini delle montagne e nel comune destino di fuggitivi vivono nel rispetto degli spazi e delle loro esigenze. Pensano la vita alle loro spalle, sollevati sui malleoli in una posa apparentemente innaturale.

Sono stati fatti schiavi: Garang in una notte mentre ritornava da un mercato alla fine degli anni ottanta. Akok tratto prigioniero nel suo villaggio da soldati inferociti e ubriachi. Nyong andava nella savana alla ricerca di acqua, e al pozzo trovò chi lo imprigionò. Si sono salvati perché erano uomini Dinka, forti, nerboruti orgogliosi e fieri, avvezzi a duri lavori, vibranti di nervi.

Sono stati battuti, picchiati senza motivo, venduti nel mercato arabo

degli schiavi. Poi la fuga fortunosa nei rovesci imprevedibili della guerra civile.

Il loro volto, seminascosto, domina sul paesaggio di pura luce evanescente, in una realtà mossa dal vento dell’Africa Centrale, il vento di una terra di pietra e argilla che pare sul punto di incrinarsi come i volti dei tre anziani.

Guardano lontano, penetrando nel loro passato e nel presente, immaginando un futuro che sperano non sia altro da quello che miracolosamente posseggono. Gli armenti riposano, silenziosi. Appena la calura diminuirà riprenderanno il cammino verso i covili del villaggio.

I tre anziani riprenderanno il passo a ritroso, con il bastone del comando, i calzari leggeri, la pelle dura, i fazzoletti per tergersi il sudore, il dolore del passato, la pace del presente. Sarà il delicato cammino nell’ultimo sole, verso i sentieri del meritato riposo notturno.

2019 - Marcello Arzuffi

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