IL LADRO

 

Generoso e distratto il mio padrone. Soprattutto nel primo pomeriggio, quando il mercato va spegnendosi e i clienti se ne stanno all’ombra a riposare o sono ancora nelle case a mangiare. Quello è il momento che preferisco. Lascio il carretto su cui passo la mattinata e senza farmi notare mi avvicino al banco del pesce, verso quel poco che è rimasto, in genere

piccoli pescetti di scoglio sminuzzati o isolati sul bancone perché caduti da qualche sacchetto o dalla bilancia. Mi chiamo Kif.

Il mio padrone è seduto sul bancone aspettando il momento in cui il mercato chiude.

Il più delle volte abbassa la testa e si appisola, rischiando di cadere, si muove dondolando il corpo avanti e indietro oppure si allontana per scambiare due parole con gli altri venditori per lamentarsi dei prezzi bassi e degli affari sempre più scarsi.

Questi i momenti attesi: mi avvicino al banco, stiracchiandomi come sa fare solo un gatto, e con un saltello impercettibile mi avvicino, come fossi un fantasma, alle ciotole che contenevano i polipi e qualche crostaceo di cui è rimasto solo un poco di polpa attaccato allo scheletro. Inizio il mio antipasto. Proprio così il mio antipasto. Ho imparato dagli uomini e dai loro gusti culinari. Dopo l’antipasto il primo, e poi il secondo. Mi tratto bene, io!

Dico, con mia grande soddisfazione, che si tratta di un vero menù alla carta: cambia ogni volta. Non è mai un menù fisso come per tanti miei poveri

e sfortunati compagni del centro. Al porto si sta meglio. Capita di vedere cibi migliori sugli altri banchi, o sentire un profumino tentatore venire da vicino. Purtroppo il mio padrone è così bravo a vendere che talvolta non rimane niente. E poi è capace di lamentarsi. Lui è fatto così, prendere o lasciare e, a dire il vero, lamentarsi sarebbe una follia e un’ingratitudine

imperdonabile verso il mio padrone, perché avanza sempre qualcosa da spiluccare. Oggi, mi sono pappato una triglia niente male, finita sotto il bancone per disattenzione. Devo essere pronto perché al porto ho tanti amici sempre pronti ad approfittare di qualsiasi sbadataggine o distrazione.

Il momento migliore è quando il mio padrone conta i soldi. Meglio ancora di quando dorme. Tutto preso dalla conta non si accorge di nulla, è talmente distratto o attratto dai soldi che guarda solo i pezzi di carta e le monete.

Li conta e li riconta, mai convinto. Quando scuote il capo è meglio stargli distante e non infastidirlo. Invece, se è soddisfatto, in genere si allontana petulante dal banco, per chiacchierare con i colleghi, cercando di sapere

quanto hanno lavorato. Lui piange sempre miseria, e fa della lamentazione la sua professione. Sogghigna se ha capito che i colleghi sono veramente scontenti degli affari.

Karim, il suo aiutante, non si cura di me più di tanto. Mi guarda e gli verrebbe voglia di cacciarmi, ma sorride quando alle spalle del mio padrone mi servo direttamente dalle ciotole. Sono convinto che non gli piaccio, ma deve lavorare come io devo mangiare e, vecchio come sono, non posso permettermi di guardare per il sottile. Lui mi sopporta, forse, per abitudine.

Forse perché non sopporta il falso lamento di un ricco. Anche io lo sopporto, soprattutto perché devo mangiare e al mercato in un modo o in un altro non faccio fatica.

Distratto è il mio padrone. Che fortuna!

2019 - Marcello Arzuffi

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