Il papà Luigi Arzuffi

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Luigi e Pasquale Arzuffi

Luigi Arzuffi, cenni biografici

Luigi è nato a Bergamo il 2 agosto del 1931.
Figlio d’arte - nel senso che il padre, Pasquale, gli è stato maestro e guida per gli anni dell’adolescenza e della prima giovinezza - ha tracciato con le sue opere, mezzo secolo di impegno d’arte ad alto livello personale, raggiungendo il culmine negli anni tra il Settanta ed il Novanta, riconoscendolo fra i pochi in grado di esprimere personalità autentica.

 

Appena adolescente comincia a calcare le assi dei ponteggi sotto la cupola del Santuario Della Madonna della Guardia, a Genova, primo lavoro  nel quale c’è sicuramente la sua mano. Undicenne, già segue il papà Pasquale (capace di sollecitare i figli nella passione dell’arte, guidandone le attenzioni già dalla più tenera età) nei suoi lavori di affresco, da li decide che la sua vita sarà la continuazione di quella del padre dopo averne colto tutti i segreti.

 

Fra i 16 e 24 anni, segue la scuola ed in seguito i corsi dell’Accademia Carrara, l’amore del padre verso l’arte lo stimola, lo affascina, lo invita a continuare... a 28 anni lascia la collaborazione con il papà per intraprendere un suo personale cammino artistico.
Comincia con una serie di opere per la chiesina e la Parrocchia di Redona.
Proseguirà da Ama di Aviatico, Azzano, Brusaporto, quindi a Capriate con la collaborazione dei fratelli Taragni nella decorazione e del papà Pasquale, con le cinque medaglie ispirate alla vita di Sant’Alessandro e la medaglia dedicata alla cacciata dei profanatori, la Via Crucis a Commenduno, il Crocefisso alle Ghiaie di Bonate, e via via occupandosi di molteplici restauri ed opere nuove.
Trascorrono una decina di anni in cui si impegna prettamente nell’arte sacra, curando i valori del rapporto fra storia sacra e pittura.

 

Inizia a questo punto la fase della pittura, non solo di affreschi, Luigi Arzuffi rivela di essere grande artista completo esperto, sensibile, capace ed inventivo.
Predilige la ritrattistica, nella quale coglie i valori della figura umana dentro la problematica quotidiana con naturalezza.
Tuttavia non abbandona il “primo amore” che lo vede protagonista in tutta Italia, numerose parrocchie ospitano sue opere: Rezzoaglio di Genova, Salsominore di Piacenza, nella chiesa di San Lorenzo a Bergamo, nel Santuario della Madonna del Bosco a Bergamo, il “sogno di Giacobbe” a Rimini, il “Cristo Incoronato” a Vigliano d’Asti, il graffito a Celle Enomondo ad Asti, ed ancora a Bergamo, Desenzano del Garda, Castiglione d’Adda, Casletto, Guardamiglio, Fombio, a Bergamo dove gli è commissionata la grande tela raffigurante Madre Geltrude Commensoli, tela poi esposta sulla facciata della Basilica di San Pietro in Roma (in occasione della beatificazione della stessa), Vaprio d’Adda ed altre località.

 

Il suo “curriculum” spazia in limiti di tempo eccezionali: le prime recensioni appaiono nel 1956, quando Luigi aveva poco più di 25 anni e cominciava ad affrontare il pubblico nelle mostre personali. Ovunque abbia portato le sue opere, sempre ha riscosso consensi e pareri favorevoli. Non solo dal pubblico dei visitatori ma anche dalla critica più qualificata ed importante, da Giorgio Kaiserlian a Mario Monteverdi, da Wilma Bonezzi a Lino Lazzari, a Vittorio Bottino, a Umberto Ronchi, per citare alcuni dei saggisti che si sono occupati di lui.

 

Tutti, critici e non, hanno sottolineato, insieme alla vivacità intensa del lavoro, la schiettezza del carattere, l’immutabilità dei gesti di partecipazione, la serenità del temperamento, la disponibilità dell’indole, la massima apertura al dialogo, lui che non era certo un gran parlatore, ma piuttosto un riservato, un tranquillo, un uomo estraneo ma non indifferente, a tutto ciò che poteva non riguardare la sua anima artistica.

 

Impeccabile nella composizione; era fedele alla realtà ritraibile e disdegnava qualsiasi effetto di tipo fotografico. La sua pittura si esprimeva per segni realistici, eppure commossi, naturalistici, poetici, trepidi, e delicatamente vivi.
Chi scrive di Luigi ne rammenta due elementi non comuni ai pittori: la straordinaria serenità (serietà) del suo modo di avvicinarsi al pubblico che lo stimava e gli esprimeva simpatia ed approvazione e la gioia di sentirsi “attorniato dalla fiducia”.
In giro per l’Italia, dove ha lasciato testimonianze di alta poesia pittorica, Luigi Arzuffi aveva cercato non la “fiducia” verso di lui, quanto la fiducia verso il suo “intendere l’arte”.

 

Versatile nel linguaggio, malinconico nelle attenzioni, vibrante nelle evocazioni ha prodotto uno stile fatto di assonanze, di incanti misteriosi, di ossature robuste, di presenze rasserenanti. Affrontasse la pittura o il disegno, l’arte sacra o la scultura, c’era costantemente in primo piano, la radice storico-umana del suo essere pittore, ovvero la sensibilità trasparente, delicata, raffinata, piena di gusto.

2019 - Marcello Arzuffi

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